Il realistico ottimismo di Grilli
L’annuncio, anzi la conferma, da parte di Vittorio Grilli che l’Italia non dovrà effettuare nessuna manovra correttiva nel 2013 perché il pareggio di bilancio “strutturale” (al netto degli effetti della austerity) sarà comunque raggiunto, rassicura famiglie e imprese e toglie dal ring della campagna elettorale un elemento di forte disturbo. Il ministro dell’Economia non è candidato né interessato al dopo 24 febbraio, data delle elezioni: per lui sarebbe pronta una poltrona di vertice in una grande banca internazionale; e questo rafforza la sua credibilità.
12 AGO 20

L’annuncio, anzi la conferma, da parte di Vittorio Grilli che l’Italia non dovrà effettuare nessuna manovra correttiva nel 2013 perché il pareggio di bilancio “strutturale” (al netto degli effetti della austerity) sarà comunque raggiunto, rassicura famiglie e imprese e toglie dal ring della campagna elettorale un elemento di forte disturbo. Il ministro dell’Economia non è candidato né interessato al dopo 24 febbraio, data delle elezioni: per lui sarebbe pronta una poltrona di vertice in una grande banca internazionale; e questo rafforza la sua credibilità.
Infatti Grilli ammette anche che la nostra crescita resta insoddisfacente, pur aggiungendo che “l’Italia è oggi un paese diverso, che sta cambiando con modifiche non reversibili”. Il ministro, che ieri ha parlato da Bruxelles, è meno pessimista della Banca d’Italia che prevede per quest’anno un pil ancora in calo di un punto, e solo al termine i primi segnali di ripresa: “La svolta sarà ad aprile – assicura – con un trend dell’uno per cento”. Ma soprattutto queste parole si inseriscono nel “mood” meno rigorista che si è appena instaurato tra i protagonisti della partita economica europea. Ad avviare il cambio di rotta è stato Olivier Blanchard, capo economista del Fondo monetario internazionale, che in uno studio fitto di cifre ha ammesso che il Fmi stesso ha sottostimato i danni delle politiche di austerity imposte alla Grecia e ad altri paesi con i conti in bilico. Non solo: il ripensamento del Fmi dovrebbe preludere a una tregua di circa sei mesi concessa ad Atene nel calendario di rientro del deficit. Anche l’arcigna Bundesbank vede prospettive migliori per il 2013, mentre il premier conservatore inglese, David Cameron, ha annunciato che dedicherà al terrorismo – e non alla situazione economica – la sua presidenza del G8. Per l’Italia si tratta di una grande boccata di ossigeno. Anche se ora sarà interessante capire se e come questo relax potrebbe applicarsi, oltre al deficit, anche al debito pubblico, che in base al Fiscal compact dovrebbe diminuire dal 2014 al ritmo di 45 miliardi di euro per vent’anni. Non si tratta ovviamente di rinnegare una politica rigorista che possa snellire un’amministrazione pubblica elefantiaca. Questo rimane un dovere, oltre che un obbligo giuridico, per i prossimi governi. Ma avere più tempo non guasta, visto lo stato dell’economia reale.